fbpx

Guidare un’auto elettrica:
finalmente siamo nel futuro
PAOLO ATTIVISSIMO
Classe 1963, giornalista e consulente informatico, traduttore tecnico, divulgatore scientifico, cacciatore di bufale, studioso della disinformazione nei media. Non avendo ancora avuto la possibilità di andare in giro per lo spazio – uno dei suoi grandi amori – da qualche anno è al volante di una city-car elettrica.

Da dove nasce la tua passione per la mobilità elettrica?
È nata quando provai una delle prime Smart elettriche, aveva una strana batteria a sale che era completamente ecologica. L’effetto immediato fu la sensazione di essere salito a bordo di una macchina dell’autopista. Aveva un’accelerazione straordinaria, una ripresa entusiasmante ed uno spazio di manovra minuscolo, tipico di queste micro automobili. La prima emozione fu quella di sentirsi nel futuro – era ora – pensai. Oggi guido la mia piccola elettrica: una Peugeot iOn.

 

Come ti trovi a guidare un’automobile elettrica?
Per me è naturale girare in elettrico, viaggiare senza rumore né scatti durante le cambiate, perché non c’è il cambio. Non vado mai al distributore a far benzina, perché arrivo a casa, collego l’auto alla presa e ho fatto. Oggi, mi sembra strano guidare l’altra macchina a benzina e sentire le vibrazioni, gli scossoni. Mi sembra di passare dal jet al biplano; i miei vicini sono molto felici visto che posso portare davanti a casa la mia «elettrica» a qualsiasi ora senza disturbarli.

Come ti trovi con le colonnine di ricariche emotì sparse in Ticino?
Sono soddisfatto e le uso spesso perché mi permettono di estendere l’autonomia abbastanza limitata della mia city-car. Sarebbe fantastico se ce ne fossero di più così che dovunque si vada, si avrebbe la possibilità di parcheggiare attaccandosi alla presa ed aumentare l’autosufficienza. Sarebbe pure bello avere delle colonnine di ricarica ultrarapide, che sono l’ideale per macchinine come la mia – in 20 minuti fai il pieno e via. emotì è un bel servizio.

Slide Viaggiare a bordo di un’auto elettrica è un po' come andare in barca a vela Il viaggio è diventato più un piacere rispetto a prima, perchè ogni volta che salgo in auto c’è l’ebbrezza di divertirsi: per esempio al semaforo a fare quelle piccole partenze a scatto senza il senso di colpa «ma quanto stai inquinando?». C’è anche il divertimento di pianificare un viaggio.
È un po’ come dire, ci sono diversi modi per attraversare un lago, puoi farlo con il motoscafo, dove non devi pensare a nulla, fai baccano, inquini e arrivi a destinazione in men che non si dica, ovunque tu voglia andare. Oppure, puoi decidere di attraversare il lago, con la tua barca a vela, dove devi decidere tu tutto, usi la natura per farti trasportare nel silenzio. L’esperienza con la vela è molto simile a quella dell’automobile elettrica. Ovvio, richiede pianificazione, perchè devi stare attento ai limiti di autonomia, devi trovarti una colonnina di ricarica se non ti basta l’energia, devi prevedere un piano A e un piano B – magari la colonnina che volevi usare è occupata (ma spesso si può prenotare in anticipo). Magari c’è una deviazione strada facendo o un cambio di programma. A lungo andare ci prendi la mano e diventa naturale dopo un po’ pianificare.

Quello che mi piace di più è la sensazione di essere arrivati finalmente ad un punto di svolta. È quasi strano avere un’automobile con dei pistoni che vanno su e giù – tipo una locomotiva di altri tempi. Ovvio, l’elettronica di oggi fa sembrare magiche anche le macchine a pistoni. È però una tecnologia molto antica e meccanica, dove una grandissima parte dell'energia che paghiamo sotto forma di carburante viene buttata via come calore. Giusto per fare un esempio: quando freno con la mia auto a benzina, l’energia che ho pagato al distributore, viene scaricata sotto forma di calore e consumo le pastiglie dei freni, ad ogni frenata. Quando invece freno con la mia auto elettrica, c’è un freno elettromagnetico per cui l’energia che verrebbe sprecata, viene rimessa nella batteria, non tutta, ma una buona parte sì. Questo significa che se parto in cima ad una collina e scendo, sto caricando la batteria, e quindi sto facendo chilometri gratis, grazie alla forza di gravità.

La Norvegia è un esempio da seguire per la sua politica green?
La Norvegia è un faro lontano, soprattutto perché esiste una politica che incentiva l’utilizzo di vetture a emissione zero e disincentiva l’uso di macchine inquinanti. Un’auto su due è elettrica. In ogni caso penso sia un modello da seguire. Per esempio da loro, se guidi ad emissione zero ci sono posteggi riservati e colonnine dappertutto. Hai anche la possibilità di avere uno sconto fiscale altissimo, che ha reso accessibile a molti l’acquisto di vetture elettriche.

 

Il Ticino è pronto per avere un animo più green in ambito di mobilità elettrica?
In Ticino ci stiamo muovendo bene. Con l’arrivo degli incentivi – sia per l’acquisto di auto che per l’installazione di stazioni di ricarica – tutto è più interessante. C’è una riduzione di prezzo tra automobili tradizionali ed elettriche e si può scegliere alla pari. Ci sono molti esemplari semplici a prezzi abbordabili, che possono essere interessanti per la famiglia, lo studente o la persona che vuole qualcosa a bassa manutenzione – quella per esempio che lascio in garage e carico come se fosse un telefonino.

 

Cosa significa mobilità elettrica in aumento?
Una sostanziale riduzione di inquinamento e una riduzione massiccia di rumore. Non ce ne accorgiamo, ma le automobili e i veicoli pesanti, fanno un sacco di frastuono, le auto elettriche invece sono super silenziose. Talmente «taciturne» che è stata introdotta una normativa che prevederà l’adozione di un emettitore di suoni per avvisare, per esempio, le persone non vedenti.

emotì stories

Nome e cognome
Titolo story

Nome e cognome
Titolo story

Nome e cognome
Titolo story